PD Marineo

Blog del Partito Democratico di Marineo

mar
05

Le ultime quattro stampelle del COINRES

pdmarineo il 5-mar-2009

logoribaudo Il consiglio comunale nella seduta del 23.u.s. ha bocciato a larga maggioranza la “mozione” presentata da alcuni consiglieri del gruppo di minoranza del PDL che chiedevano al sindaco la revoca della delibera di giunta n. 104 del 28.12.2008 con la quale l’amministrazione comunale ha deciso la risoluzione in danno del contratto di servizio (già stipulato nell’aprile del 2005 con il COINRES ) per gravi e continuate inadempienze contrattuali .

Alla seduta ha partecipato, su richiesta della minoranza, il consulente legale del Sindaco Avv. Lo Monaco, il quale ha dato ampie delucidazioni sugli atti e le procedure che ha seguito l’amministrazione per evitare che il nostro comune possa essere travolto dai debiti prodotti dalla cattiva gestione del COINRES e scaricare l’onere sui cittadini attraverso la TARSU che risulterebbe maggiorata del 600% dovendo coprire l’intero costo retrocesso al Comune dal Consorzio.

I chiarimenti del legale sull’argomento, quanto mai esaustivi, non hanno fatto, però, cambiare idea ai quattro consiglieri di minoranza, i quali hanno ostinatamente mantenuto la loro posizione, contraddicendo il loro stesso voto espresso in Consiglio con cui si dava mandato all’Amministrazione di porre in essere tutte le attività finalizzate alla fuoriuscita dal COINRES.

Tale contraddizione fa emergere non pochi dubbi sulle reali intenzioni del gruppo di minoranza che, per ragioni davvero incomprensibili, si ostina di fatto a difendere la posizione del Consorzio a discapito degli interessi del comune e dei cittadini Marinesi.

Con tale pervicace atteggiamento i consiglieri Mancuso, Battaglia, Mancino e Schimmenti fanno da stampella a un vecchio ed incancrenito Consorzio che non ha più la forza di stare in piedi.

I consiglieri di Alternativa Democratica

feb
20

Per il PD

pdmarineo il 20-feb-2009

Veltroni: “Ho sempre avuto un’idea della politica come missione civile, un mezzo e non un fine. Lascio con assoluta serenità”


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“Ho sempre avuto un’idea della politica come missione civile, che sia un mezzo e non un fine. Lascio con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Spero che la mia scelta possa tutelare il partito dalla sindrome del logoramento che c’è stata nelle settimane passate”.
Sono le ultime parole di Walter Veltroni in una conferenza stampa da segretario del PD. Un incontro convocato per spiegare le ragioni delle sue dimissioni, per confessare di lasciare perché “Non ce l’ho fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano tre milioni di elettori. Ma non chiedete al mio successore risultati subito”.

Veltroni esordisce parlando di “rimpianto, per un’idea buona ma partita troppo tardi, perché il Pd doveva nascere già nel 1996″, dopo la vittoria elettorale di Prodi. “L’idea dell’Ulivo – spiega Veltroni – era la possibilità di cambiare il Paese, cosa che il governo Prodi, che al suo interno aveva due ministri che sarebbero poi diventati presidenti della Repubblica, aveva iniziato a fare. E se l’esperienza di quel governo fosse andato avanti tutto il corso della storia italiana sarebbe stato diverso”. E oggi che il Partito democratico è nato, aggiunge il leader dimissionario, è la “realizzazione di un sogno perché dal dopoguerra “non c’è mai stato un ciclo veramente riformista”.
Anche perché i primi risultati si sono visti in questi 16 mesi, ricordati dallo stesso Veltroni: “La semplificazione della vita politica e sociale del Paese. Un concetto, questo, che non è figlio della volontà di ridurre le differenze, ma è l’idea di una democrazia che decida, per non contrapporre decisione e democrazia”.
Poi c’è stata l’ innovazione programmatica, per affrontare le nuove sfide della società, dal Lingotto al programma elettorale, alle proposte del governo ombra. E l’innovazione della forma partito: “Speravo se ne potesse realizzare uno nuovo, aperto, con una partecipazione forte dal basso, non come nella destra dove c’è uno solo che decide. Io a tratti il Partito democratico l’ho visto: alle primarie, in campagna elettorale, tra le migliaia di volontari che ci hanno aiutato, nella grande manifestazione del Circo Massimo, dove c’erano solo le bandiere del PD, nessun simbolo del passato”. Fino alle iniziative a difesa della Costituzione e di confronto con le parti sociali sulla crisi economica.
Un partito per cambiare l’Italia.
Il Pd non è nato come un “partito-Vinavil, un contenitore per tenere insieme tutto e il contrario di tutto. È un progetto ambizioso e a lungo termine, finalizzato a far diventare il riformismo maggioranza nel paese, un partito inserito nella società, capace di raccoglierne le istanze e gli umori. Capace di voltare pagina e superare questa Italia da Gattopardo”. Tuttavia “io non ci sono riuscito ed è per questo che lascio e chiedo scusa”.
Nel Tempio di Adriano, a Piazza Di Pietra scatta l’applauso.
“La destra ha vinto – riprende – il successo del Pdl per noi è difficile da capire. Berlusconi ha vinto una battaglia di egemonia nella società, perché ha avuto i mezzi e la possibilità anche di stravolgere i valori della società stessa, costruendo un sistema di disvalori contro i quali bisogna combattere con coraggio, anche quando il vento è più basso, ma sapendo che se la vela è posizionata nella giusta direzione, prima o poi arriverà il vento alle spalle che spingerà in avanti. Io non ce l’ho fatta e chiedo scusa. Sento di non aver corrisposto alla spinta di innovazione che c’era e di non averlo fatto forse per un riflesso interiore che mi ha portato al tentativo di tenerci uniti”.
Del resto, “in questo partito c’è bisogno di più solidarietà, che ci si senta tutti maggiormente squadra, che vi sia una partecipazione comune ad un disegno che è compito di chi è chiamato a dirigere assicurare. Per questo, se non ci sono riuscito, la responsabilità è solo mia. Penso che il passaggio che si farà nei prossimi giorni si dovrà accompagnare a energie nuove, dovremmo fare un partito capace di raccogliere sempre di più la sua esperienza, capace di non chiedere più a nessuno da dove vieni, ma solo “dove vai”.
Per il futuro indica l’alt alla sinistra “salottiera, giustizialista e conservatrice. Serve un centrosinistra che creda nella legalità, che abbia coraggio di cambiare, che riscopra il contatto con la società: fuori dalle stanze e dentro la vita reale delle persone”.
“Ma io non sono riuscito a fare tutto ciò ed è per questo che mi faccio da parte. E’ una scelta dolorosa ma giusta, anche per mettere al riparo il Pd da ulteriori tensioni e logoramenti. Era chiaro già nei giorni scorsi che si dovesse aprire una pagina nuova. Certo, non chiedete con l’orologio in mano a chi verrà dopo di me di ottenere subito dei risultati perché «un grande progetto richiede anni, come è capitato con Mitterand o Lula”. E anche in Germania o Gran Bretagna il centrosinistra ha perso e nessuno si è dimesso. “Noi invece abbiamo cambiato sei o sette leadership, mentre Berlusconi è sempre lì che vinca o che perda. Quindi – dice il leader del Pd – a chi verrà dopo di me si conceda il tempo di lavorare, quello che io non mi sono conquistato sul campo”.
Verrà il tempo di un’altra Italia. “Il Pd dovrà unire il Paese, mentre la destra lo vuole dividere. Unirlo tra forze sociali, tra nord e sud, tra giovani e anziani. Verrà un tempo in cui questo possa accadere. Io spero di avere dato un contributo. Ora lascio ma con assoluta serenità e senza sbattere la porta. Ma al contrario cercherò di dare una mano a questo progetto. Quando camminerò per la mia città – dice infine Veltroni, che ha rivelato di aver già chiesto che gli venga revocata la scorta – avrò la sensazione di aver passato la mia vita a fare cose per gli altri. Sono più portato ad essere uomo delle istituzioni che uomo di partito, del fare più che dei discorsi e delle interviste”. E lascia con un’esortazione finale: “Non bisogna tornare indietro, non venga mai la tentazione di pensare che c’è uno ieri migliore dell’oggi. Oggi ci sono le condizioni perché questo partito possa finalmente realizzare il sogno di una maggioranza riformista in questo Paese, il sogno di una stagione in cui il riformismo si fa maggioranza”.

Fonte : PD

gen
23

Guantanamo e sicurezza

pdmarineo il 23-gen-2009

di Paolo Valentino

Ancora prima di sedersi nello Studio Ovale, Barack Obama ha preso di petto la questione urticante di Guantanamo, il carcere creato da George Bush per i presunti terroristi islamici. Mentre ancora Washington ne celebrava in cento balli l’insediamento, il nuovo presidente ha chiesto e ottenuto dai procuratori militari la sospensione fino al 20 maggio dei procedimenti legali contro i detenuti della prigione cubana e l’avvio di un riesame del sistema delle commissioni militari, instaurato dal predecessore.

In teoria è il primo passo verso lo smantellamento di una struttura controversa e odiosa, il corollario immediato del «rifiuto della falsa scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali», annunciato da Obama nel discorso inaugurale. Contemporaneamente, gli esperti della Casa Bianca hanno già stilato il testo di un ordine esecutivo, che prevede la chiusura del centro di detenzione entro un anno. Il presidente potrebbe firmarlo già oggi.

È evidente che la nuova Amministrazione sia determinata a riportare la lotta al terrorismo nella rule of law. E che l’obiettivo strategico di questo intervento sanatorio della politica nel campo giudiziario, da nessuno considerato uno scandalo, sia quello di restituire alle corti ordinarie (civili o marziali, questo resta da vedere) anche un tema minato come la lotta al terrorismo, che la pervasiva Casa Bianca di Bush e Cheney aveva invece sottratto alla giustizia ordinaria e allo Stato di diritto. Ma scegliendo di cominciare da una pausa di riflessione, da una valutazione caso per caso, Obama indica ancora una volta un approccio pragmatico e non ideologico.

Il presidente era stato chiaro pochi giorni fa, spiegando che bisogna sì processare i detenuti di Guantanamo, ove ve ne siano le condizioni giuridiche, ma «evitando di rimettere in circolazione gente che vuol farci saltare in aria». Concretamente, l’esito del riesame non è scontato. E, come scrive il Washington Post, «sarebbe anche possibile che l’Amministrazione scelga di riformare e di spostare altrove le commissioni militari, prima di riprendere i processi», non trasferendo cioè i detenuti ai tribunali federali o alle corti marziali per crimini di guerra.

Posto altrimenti, anche se buona parte dei circa 250 prigionieri fossero rilasciati e alla fine le disumane gabbie di Guantanamo cadessero in disuso, non è detto che il tanto esecrato sistema attuale sia del tutto abolito. Anzi, una delle opzioni all’esame della nuova Amministrazione è la creazione di «corti della sicurezza nazionale», dove sarebbe possibile usare anche prove ottenute con metodi coercitivi. I paladini dei diritti umani si mostrano preoccupati. Ma Barack Obama non vuol correre rischi. Da ex presidente della Harvard Law Review, difende l’habeas corpus. Ma, da presidente degli Stati Uniti, deve e vuole difendere la sicurezza del Paese. Anche al costo di avere una Guantanamo senza Guantanamo.

22 gennaio 2009 , Corriere della sera

gen
09

Dal Coinres si può uscire

pdmarineo il 9-gen-2009

Con nota del 7.1.2009 pervenuta in data odierna, l’agenzia rifiuti ha scritto ai comuni che avevano fatto richiesta di uscire dal suddetto consorzio  chiedendo agli stessi alcuni “chiarimenti in merito agli elementi tecnici, gestionali e finanziari per la gestione integrata del servizio” .

La nota viene sottolineato, è diretta a completare l’istruttoria dell’iter per accertare se vi sono le condizioni per formalizzare il decreto di fuoriuscita.

<<Riteniamo che nel nostro comune vi siano tutte le condizioni che per procedere alla fuoriuscita.

Infatti la suddetta nota e’ stata immediatamente riscontrata, rispondendo punto per punto ai chiarimenti richiesti.

Lunedì prossimo il sindaco si recherà all’agenzia rifiuti anche per affrontare la vicenda riguardante la rescissione in danno del contratto di servizio>>.

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09

Nuovo presidente dell’Unione dei Comuni

pdmarineo il 9-gen-2009

In data odierna il Sindaco di Marineo Franco Ribaudo è stato eletto all’unanimità dei voti  il nuovo presidente dell’Unione dei Comuni “dall’Eleutero a Roccabusambra” – che comprende i comuni di Marineo, Bolognetta, Villafrati, Godrano e Cefalà Diana .

<<E’ venuta l’ora di affrontare con più razionalità l’erogazione di alcuni servizi e funzioni dei quali deve rispondere l’istituzione municipale. L’unione dei comuni può essere una delle soluzioni più a portata di mano e dobbiamo avere la capacità di valorizzarla.

Ma, al di là della volontà espressa da più parti, (sindaci dell’unione), occorre essere concreti e pragmatici. I tempi della politica spesso sono molto lunghi, ed in questo caso ci rendiamo conto che “non c’è più tempo da perdere” . Molti servizi ed attività se trasferiti all’unione dei Comuni potranno essere organizzati in maniera più efficace ed efficiente, creando anche, economia di scala. Questo lo diciamo perché già il percorso è stato avviato, occorre però imprimere ad esso una forte accelerazione, così come viene sollecitato dalle nuove norme previste finanziaria 2009 che invita gli enti ed i comuni ad accorparsi..

L’assemblea dell’unione già fissata per il 14.01.2009 con all’o. d. g. modiche allo statuto prevede il trasferimento di tanti altri servizi all’unione: “Lo sportello unico”- l’asilo nido – servizi tecnici ed ambientali- servizi di assistenza sociale – ecc.. non appena approvati dall’all’assemblea sarà nostro compito attivarli subito>>.

IL SINDACO

(Franco Ribaudo)

dic
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Rifiuti, Marineo decide la svolta

pdmarineo il 31-dic-2008

Da ieri il paese è fuori dal Coinres

Delibera immediatamente esecutiva.Il sindaco Franco Ribaudo :<<Inadempienze,disservizi,costi troppo alti>>.

Uscita dal coinres3

Non si può dire che sia un passo inaspettato , quello compiuto dalla giunta comunale di Marineo. Era, infatti nell’aria già da qualche giorno. Per la precisione dell’ultima emergenza igienico-sanitaria che aveva, alcune settimane fa, colpito il comprensorio che si affida al Coinres per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Ieri però la giunta giudata dal sindaco Franco Ribaudo ha messo nero su bianco la propria decisione, frutto di ponderati ragionamenti. E, visto il contratto stipulato a giugno del 2005 con cui il consorzio si era assunto l’obbligo della gestione e l’esercizio del servizio di igiene urbana relativo al ciclo integrato dei rifiuti, ne ha votato la soluzione definitiva. La delibera è stata dichiarata <<immediatamente esecutiva>>. Significa, in pratica, da ieri, il comune di Marineo è fuori dal consorzio che tante spine ha regalato ai cittadini dei 22 centri che vi aderiscono.A garantire la pulizia del paese, in emergenza e a costi dimezzati rispetto a quelli richiesti dal Coinres una società privata[...]. Antonella Folgheretti

GIORNALE DI SICILIA , 31 DICEMBRE 2008

dic
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Sagra

pdmarineo il 31-dic-2008

DSC04105 Come da programma, sabato 27 dicembre si è svolta la sagra del pane e del buccellato. L’esito è stato positivo: molte le presenze e tra queste non solo cittadini di Marineo ma anche cittadini di paesi limitrofi. DSC04087

L’amministrazione ha dichiarato che la sagra può essere d’aiuto per far conoscere le nostre attività produttive e migliorarle dal punto di vista economico.

La sagra del buccellato , poi , se verrà riproposta negli anni successivi può risultare essenziale a favore del rispetto della tradizione. Il buccellato è risaputo che era l’unico dolce che veniva fatto dai nostri avi nel periodo natalizio e che si faceva con dedizione .DSC04123              DSC04076

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